Al piano terra un’ampia sala ospita numerosi cimeli di interesse storico. Domina il vasto ambiente la Ghigliottina di epoca borbonica, già appartenuta alle collezioni del Comune di Trapani, macabro strumento di morte che fu attivo in tutto il territorio della provincia dal 1842 sino ai primi anni ’60 dell’Ottocento. La macchina veniva custodita presso il convento dei Cappuccini di Trapani e montata, in occasione di pubbliche esecuzioni, nella località denominata “la testa”, identificabile, secondo alcuni studiosi, alla confluenza tra corso Vittorio Emanuele e Viale Duca d’Aosta,  secondo altri nell’angolo tra quest’ultimo e Viale Regina Elena.
Lungo le pareti della sala sono disposti svariati ricordi civici: l’Elmo della Guardia Nazionale di Trapani, istituita dopo i moti del 1848; la Mazza ottocentesca in argento e ottone, con stemma della città di Trapani, utilizzata dal mazziere del Senato cittadino in occasione delle cerimonie di rappresentanza;  due uniformi appartenute allo stesso Torrearsa, l’una di prefetto, l’altra di ambasciatore del Regno d’Italia, quest’ultima indossata, unitamente alle decorazioni di fianco esposte, in occasione della missione compiuta nel 1861 presso il re di Svezia, Norvegia e Danimarca.
Di particolare rilievo per il suo interesse storico-documentario l’ampio vessillo commerciale a liste bianche e rosse del piroscafo “Il Lombardo”, appartenuto alla compagnia di navigazione “Rubattino”, sul quale si imbarcò Giuseppe Garibaldi nel maggio del 1860 in occasione della spedizione che lo condusse da Quarto a Marsala. Il prezioso cimelio, recuperato subito dopo lo sbarco dei Mille sulla spiaggia di Marsala dal trapanese Gaspare Burgarella, fu donato a quest’ultimo dallo stesso Garibaldi in occasione di una sua venuta in città nel 1862, ed infine venduto dagli eredi dei Burgarella al conte Pepoli, indefesso raccoglitore di memorie storiche. Ancora all’epopea garibaldina in Sicilia sono da ricondurre la divisa rossa del garibaldino trapanese Vincenzo Gemelli ed il Ritratto di Antonino Strazzera, l’umile pilota che guidò il generale lungo le perigliose acque dello Stagnone antistanti il litorale di Marsala, probabile opera del pittore trapanese Gioacchino Mazzarese (1821-1887), figlio del più noto Giuseppe Mazzarese Senior. Un posto di rilievo nella sala è stato riservato a cinque busti di marmo, esposti permanentemente in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, raffiguranti i tre padri della patria (Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele II), opera dello scultore ticinese Vincenzo Vela, e i due sovrani del Regno Umberto I e Vittorio Emanuele III, il primo opera del trapanese Leonardo Croce, l’altro del fratello Giuseppe. 

Daniela Scandariato (Dal catalogo "Il Museo Interdisciplinare Regionale Agostino Pepoli", Trapani 2013)

Divisa del garibaldino trapanese Vincenzo Gemelli

G. Mazzarese, seconda metà XVIII secolo -"Ritratto di Antonino Strazzera"

Armi del periodo risorgimentale
V. Vela,"Busti di Vittorio Emanuele II, Giuseppe Garibaldi, Camillo Benso conte di Cavour", 1862
Ghigliottina - sec. XIX
G. Patania, "Ritratto del Generale Giovan Battista Fardella", 1838
G. Patania, "Ritratto della Regina Maria Cristina", 1833
Vessillo del piroscafo "Il Lombardo"
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I CIMELI RISORGIMENTALI

 
 
 
 
 
ultimo aggiornamento: 04/04/2023